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La UX dell’evento diventa contestuale: spazio, tempo e persone nell’era dell’AI

La UX dell’evento diventa contestuale: spazio, tempo e persone nell’era dell’AI
Pulse Events punta a trasformare l’esperienza dei partecipanti attraverso un’intelligenza capace di comprendere dove siamo, quando accade qualcosa e chi abbiamo intorno.
Negli eventi, il problema non è quasi mai la mancanza di informazioni.
È il contrario: ce ne sono troppe, distribuite tra app, email, programmi, notifiche, mappe, chat, desk informativi e comunicazioni dello staff.
La vera sfida della User Experience è quindi un’altra:
riuscire a far emergere l’informazione giusta, per la persona giusta, nel momento giusto.
È su questo principio che Pulse Events sta costruendo una nuova generazione di esperienze AI-native per il mondo degli eventi.
Non semplicemente un assistente che risponde alle domande, ma un sistema capace di interpretare continuamente tre dimensioni fondamentali:
spazio, tempo e persone.
Dalla ricerca dell’informazione all’informazione che trova te
Le interfacce digitali tradizionali richiedono sempre un’azione da parte dell’utente.
Aprire l’app.
Consultare il programma.
Cercare una sala.
Leggere una notifica.
Digitare una domanda.
Pulse Events prova a ribaltare questo paradigma.
L’obiettivo è costruire un’esperienza in cui l’AI possa comprendere il contesto e anticipare alcune necessità prima ancora che il partecipante debba formulare una richiesta.
Non significa aumentare il numero di notifiche.
Significa esattamente il contrario: ridurre il rumore e aumentare la rilevanza.
Un’informazione diventa utile non soltanto per il suo contenuto, ma per il momento e il contesto in cui viene presentata.
Spazio: capire dove sta accadendo l’esperienza
Un evento è prima di tutto uno spazio fisico.
Sale, stand, aree hospitality, meeting room, backstage, punti di accesso, servizi, networking area.
Conoscere il contesto spaziale permette all’AI di trasformare una semplice informazione in un suggerimento realmente utile.
Un partecipante vicino a una sala potrebbe ricevere un aggiornamento relativo a una sessione che sta per iniziare.
Un ospite potrebbe chiedere:
“Dove devo andare adesso?”
senza specificare evento, sala o appuntamento.
Il sistema può comprenderlo grazie al contesto.
La posizione, però, non deve diventare uno strumento di sorveglianza.
Deve essere utilizzata come elemento di riduzione della complessità: meno passaggi, meno ricerca, meno orientamento manuale.
Tempo: comprendere quando un’informazione diventa rilevante
La stessa informazione può essere inutile alle 9:00 e fondamentale alle 14:25.
Il tempo è quindi la seconda variabile dell’esperienza.
Pulse Events può utilizzare agenda, appuntamenti, durata delle attività e cambiamenti operativi per comprendere quando intervenire.
Non serve ricordare a un relatore il proprio panel sei ore prima.
Può essere invece estremamente utile avvisarlo venti minuti prima, segnalando contemporaneamente sala, referente e materiali necessari.
Allo stesso modo, sapere che una sessione interessante inizierà tra cinque minuti può avere molto più valore che mostrarla genericamente in una lunga agenda.
La UX diventa quindi sensibile al tempo.
Persone: il contesto cambia in base a chi sei
Il terzo elemento è il più importante.
Due persone nello stesso luogo e nello stesso momento possono avere esigenze completamente differenti.
Un partecipante potrebbe voler conoscere nuovi partner.
Un executive potrebbe avere un meeting imminente.
Un giornalista potrebbe cercare uno speaker.
Un relatore potrebbe aver bisogno del briefing per il proprio intervento.
Un partner potrebbe voler sapere quali prospect sono presenti nella stessa area.
Per questo Pulse Events non interpreta il partecipante come un utente anonimo.
Interpreta ruolo, interessi, agenda, autorizzazioni e obiettivi.
L’AI può così generare esperienze differenti partendo dalla stessa infrastruttura informativa.
Quando spazio, tempo e persone si incontrano
Il vero potenziale emerge quando queste tre dimensioni vengono incrociate.
Chi sei + dove sei + cosa sta accadendo adesso.
Da questa combinazione nasce un nuovo livello di contesto.
Immaginiamo un partecipante interessato all’AI applicata al retail.
Sono le 15:40.
Si trova vicino alla sala principale.
Tra dieci minuti inizierà un panel sul tema e uno dei relatori che aveva indicato tra i propri interessi sarà presente.
Un sistema tradizionale mostra semplicemente quella sessione all’interno del programma.
Un sistema contestuale può invece capire che, in quel preciso momento, quella informazione ha un valore particolarmente elevato per quella specifica persona.
È qui che l’AI smette di essere soltanto uno strumento di ricerca e diventa parte della UX.
Da personalizzazione a esperienza predittiva
La personalizzazione tradizionale suggerisce contenuti sulla base di preferenze precedenti.
Una UX predittiva prova a fare qualcosa di più.
Cerca di capire quale potrebbe essere il prossimo bisogno.
“Tra dieci minuti devi essere al piano superiore.”
“La sessione che avevi salvato è quasi completa: puoi raggiungerla ora.”
“La persona che volevi incontrare è disponibile dopo il panel.”
“Il tuo prossimo appuntamento è stato spostato.”
“Questa sessione potrebbe interessarti sulla base degli incontri che hai avuto oggi.”
Il valore non sta nel fatto che l’AI conosca molte cose.
Sta nella capacità di decidere quale informazione non mostrare e quale invece far emergere.
Questa diventa una nuova disciplina della User Experience: progettare non più soltanto schermate e flussi, ma momenti di rilevanza.
Un’interfaccia che tende a scomparire
L’evoluzione più interessante potrebbe essere proprio questa.
Più l’AI comprende il contesto, meno l’utente deve interagire con l’interfaccia.
Non è più necessario conoscere la struttura dell’applicazione o ricordare dove si trova una determinata funzione.
È possibile utilizzare il linguaggio naturale:
“Cosa c’è di interessante vicino a me?”
“Chi dovrei incontrare oggi?”
“Dove devo andare?”
“Cosa è cambiato nella mia agenda?”
E, in alcuni casi, non sarà necessario nemmeno chiedere.
L’informazione potrà emergere quando il sistema rileva che è realmente utile.
L’evento che comprende il partecipante
Questa è la direzione verso cui Pulse Events sta lavorando.
Non aggiungere semplicemente l’intelligenza artificiale a un event management system.
Ma utilizzare l’AI per ripensare la relazione tra persona e ambiente.
Un’esperienza in cui spazio, tempo, persone, conoscenza e intenzione vengono continuamente combinati per ridurre la complessità e aumentare la rilevanza.
La UX dell’evento diventa così meno centrata sull’interfaccia e molto più centrata sul contesto.
Il partecipante non deve più continuamente cercare di capire cosa sta succedendo intorno a lui.
È l’evento stesso che comincia a comprenderlo.
E forse è proprio questa la trasformazione più importante dell’AI applicata agli eventi:
passare da un evento digitale a un evento realmente intelligente.
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